#SiriaICare

Non le guarderò le foto della Siria, non le voglio vedere. E non perché non mi importi, ma perchè le ho già viste.

Sono le foto di tutte le guerre, di tutti gli odi, di tutti i conflitti, di tutti i tiranni, di tutte le avidità che mettono uomini contro uomini per il potere, per il desiderio di sopraffazione degli uni verso gli altri.

Non leggerò le analisi, le interpretazioni, le ipotesi, le versioni di opposte fazioni e scuole di pensiero, perché alla violenza non c’è mai spiegazione accettabile.

A me importa della Siria, certo, perché lì ci sono persone, come ci sono persone in ogni angolo del mondo in cui si spara.

Ma non sono le pallottole ad uccidere.

Ad uccidere è la sete di denaro e di potere connaturata a molti esseri umani.

E quello per cui dobbiamo lavorare ogni giorno, nel nostro piccolo campo di azione, è la costruzione della consapevolezza che abbiamo tutti gli stessi bisogni, gli stessi sentimenti, la stessa importanza.

Dobbiamo distruggere il pregiudizio che finge alcuni superiori ad altri in virtù di un potere autoreferenziale, che li rende meritevoli di privilegi inimmaginabili per la maggior parte del genere umano.

Finchè ci sarà anche una sola persona che crederà ineluttabile questa differenza e si rassegnerà a subire, ne esisterà sempre un’altra che penserà di avere il diritto di sottometterla.

Diffondiamo la cultura, diffondiamo l’istruzione e facciamo pratica e non teoria della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

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