L’amore ai tempi di Matteo

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Prefazione

Questa tragica epopea prende le mosse dall’entusiasmo pedonalizzatore del primo cittadino di Firenze, che ora può vantare la zona più pedonalizzata e disperata d’Europa.

Ad un anno dall’evento, in versione Anniversary, a voi e al mondo a futuro memento, le traversie degli abitanti della famigerata zona A+.

Capitolo Primo

Ci svegliammo una mattina e ci dissero che il centro sarebbe stato finalmente libero dal traffico, che non avremmo più avuto inquinamento e che la città sarebbe stata a nostra disposizione.

Ci dissero che i mezzi per gli approvvigionamenti di merci non avrebbero più disturbato le romantiche coppiette che mano nella mano, col loro multicolore cono gelato godevano delle bellezze della nostra splendida città.

Ci dissero che Firenze sarebbe stata finalmente una capitale europea della cultura dove i turisti sarebbero stati finalmente liberi di invadere le strade avidi di conoscenza nei momenti di lucidità fra una birra e l’altra.

Iniziammo a chiederci come avremmo fatto a fare la spesa, come avremmo fatto ad accompagnare la mamma alle visite mediche, come andare al lavoro. Iniziammo a chiederci come mai per abbattere l’inquinamento era necessario percorrere 7 km di Viale dei Colli anziché 2 km di Lungarno.

E non riuscivamo a darci risposta. Ora sulla nostra zattera che naviga sull’Arno, unica via percorribile rimasta,  e che ci trasporta verso non sappiamo dove, alla ricerca di un posto che ci accolga, sappiamo.

Sappiamo che l’amore ai tempi di Matteo non è per i cittadini, l’amore ai tempi di Matteo trasforma la città in paese dei balocchi, l’amore ai tempi di Matteo si chiama notorietà.

Capitolo Secondo

Eravamo ancora sulla nostra zattera, quasi alla deriva sul fiume, senza ancora aver trovato un luogo che potesse darci asilo, quando ci chiamarono e ci dissero che potevamo tornare.

Ci spiegarono le regole e noi ascoltammo

Poteva entrare in Via Tornabuoni chi avesse dimostrato di possedere l’American Express Oro da almeno 5 anni.

Poteva entrare in Piazza Pitti chi avrebbe indossato il costume rinascimentale per far respirare ai turisti l’aria della vera Firenze restituita ai loro famelici vagabondaggi.

Piazza Santo Spirito sarebbe stata accessibile a chi avesse mostrato la sua abilità di sbandieratore, mentre i suonatori di chiarine non sarebbero potuti andare oltre Piazza del Carmine.

Nessuna speranza per i suonatori di tamburi, relegati per sempre oltre le mura a impersonare i barbari che mai sarebbero riusciti ad espugnare la città.

Ci dissero che in un secondo momento avrebbero eventualmente rivisto le regole se ciò avesse creato eccessivo disagio.

E così, sperando in un ripescaggio, continuammo a navigare.

Capitolo Terzo

Erano giorni ormai che navigavamo in cerca di un approdo, ma scoprimmo che la nostra fama di pericolosi sovversivi ci aveva preceduto e nessuno voleva accoglierci, nel timore che avremmo sollevato chissà quali terribili disordini anche lì, dove generosamente quanto incautamente avessero deciso di darci asilo.

E fu così che con lo sgomento nel cuore decidemmo di invertire la rotta e tornare.

Sbarcammo e ci trovammo immersi in un coacervo di cartelli che annunciavano nell’ordine l’inversione del senso di marcia, il divieto di parcheggio per la Notte bianca, la rimozione causa lavori, la disinfestazione dei renitenti, il reclutamento dei sostenitori nonché il solito, terrificante lavaggio strade. Incontrammo vigili smarriti che cercavano di capire nel disperato tentativo di spiegare, signore disorientate contromano che ancora non si capacitavano  della rivoluzione e rischiavano di schiantarsi contro il bussino che imperterrito procedeva col suo inquietante cicalino ad annunciarne l’arrivo.

Vedemmo con orrore disabili sulle loro carrozzine che slittavano in derapata in Piazza Pitti nel disperato tentativo di arrivare a casa senza finire trascinati dall’ inerzia a sfracellarsi sulla colonna di Piazza San Felice, strade deserte che nessuno osava percorrere non capendo ancora quale fosse il nuovo modo di muoversi, strade intasate da temerari che volevo sperimentare la novità.

E mestamente ci avviammo verso casa non sapendo cosa sarebbe stato di noi.

Capitolo Quarto

Dopo giorni spaesati passati a studiare le mappe, segnalando i punti critici con le bandierine, grazie alla tecnica appresa dai film sullo sbarco in Normandia, finalmente decidemmo di uscire di casa, con gli orologi sincronizzati e ripetendo il piano nei minimi dettagli, nel timore che il più piccolo sbaglio ci portasse fuori strada incorrendo nelle sanzioni, o peggio ancora di tornare al punto di partenza nel nuovo gioco dell’oca a scala cittadina di cui ci avevano fatto dono.

Salimmo in macchina e iniziammo ad aggirarci circospetti, sotto lo sguardo tra il terrorizzato e il vago dei vigili urbani,  evidentemente speranzosi che avessimo studiato abbastanza da non dovergli chiedere informazioni.

Dopo vari giripesca, ormai in stato confusionale e maledicendoci per non aver portato acqua e razioni K, ci arrendemmo  e riuscimmo a tornare in piazza del Carmine, dove grazie alla desolazione estiva, almeno trovammo velocemente parcheggio.

Mentre sconsolati ci avviavamo verso casa determinati a dettagliare meglio il nostro piano, leggemmo sui titoli dei giornali che ci sarebbero state variazioni ad agevolare i residenti del Triangolo delle Bermude A+.

Speranzosi acquistammo una copia e cominciammo a leggere.

Accessi consentiti a chi avesse potuto dimostrare di aver fatto confessione completa dei propri peccati, con ampliamento della zona consentita secondo il grado del prelato assolutore, accesso con riserva a chi fosse disposto all’abiura, nuove porte telematiche che avrebbero rilevato la presenza a bordo del rosario elettronico.

Ripiombammo nel più cupo sconforto e capimmo perché con tanto entusiasmo Matteo promuovesse la Firenze Marathon.

Capitolo quinto

Un anno è passato da quei giorni tristi e cupi.

Nel frattempo abbiamo frequentato corsi di sopravvivenza urbana, di resistenza all’imbottigliamento, di pronta reazione alle variazioni della viabilità. Alcuni si sono dati allo yoga, altri al training autogeno per sopportare lo stress di doversi sporgere dal finestrino ad ogni varco presidiato dai vigili urbani urlando disperatamente: A Piùùùùùùùù! (denominazione di origine incontrollata della nuova zona a traffico limitato)

In via Toscanella, dove a stento passano un veicolo e un pedone affiancati, vediamo scorrere un traffico da far concorrenza ai migliori bollini neri da esodo estivo.

I residenti disperati periodicamente si incatenano, contribuendo al folklore locale, per la gioia dei turisti spisciacchioni di tutte le età.

Le anziane signore hanno ormai imparato a guardare da entrambe le parti prima di attraversare, perché non si sa mai avessero nuovamente invertito il senso unico.

Vista la sparizione di un discreto numero di posti auto le sarabande per il parcheggio costituiscono ormai un’attrazione e si sta pensando di istituire un campionato con punteggi adeguati per chi lo trova prima, per chi parcheggia meglio e per chi parcheggia a caso.

Un’altra notte bianca è trascorsa, perfino una notte blu.

L’amore ai tempi di Matteo te ne fa proprio vedere di tutti i colori.

Epilogo

A pochi minuti dalla pubblicazione apprendiamo che Matteo ha deciso di presentare la sua candidatura alle primarie del Centrosinistra, spiazzando i sondaggisti che lo davano aspirante all’Impero interplanetario.

Non sappiamo se gioire nella speranza che finalmente i sensi unici si stabilizzino o se preoccuparci in previsione della pedonalizzazione dell’Italia intera.

 

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One thought on “L’amore ai tempi di Matteo

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